Blockstream Jade Jade (classic)
Piano diBlockstream Jade
Dati verificati il nessuna variazione da allora le fonti
Conviene se vuoi firmare air-gapped via QR spendendo poco: 71 € per un dispositivo interamente open-source, compatibile con Sparrow, Electrum e Specter.
Evitalo se consideri irrinunciabile un secure element fisico certificato, o ti servono Ethereum e token EVM: qui ci sono solo Bitcoin e Liquid.
Blockstream Jade è un hardware wallet economico, interamente open-source (firmware e hardware), sviluppato da Blockstream. Supporta Bitcoin e gli asset della Liquid Network, e offre firma air-gapped tramite QR code grazie alla fotocamera integrata, oltre a connessione USB-C e Bluetooth. Al posto di un secure element fisico closed-source usa un 'Virtual Secure Element' (le chiavi sono cifrate e protette da un oracolo cieco di Blockstream), scelta che consente di mantenere il dispositivo completamente open-source. Dal giugno 2026 la gamma è a tre modelli: Jade classico ≈71€ ($79), Jade Core ≈88€ ($99, senza fotocamera, solo USB-C/Bluetooth) e Jade Plus ≈151€ ($149 plastica – $169 metallo, schermo 66% più grande, fotocamera migliorata e supporto SD card). App companion: Blockstream App, ma è compatibile anche con Sparrow, Electrum, Specter, BlueWallet e Nunchuk. Spedizione internazionale gratuita (Italia inclusa) da Nord America e Germania; eventuali dazi a carico dell'acquirente.
Jade (classic)
- Prezzo
- 71 €
Cosa include
- Bitcoin + Liquid
- Firma air-gapped via QR
- USB-C + Bluetooth
- Virtual Secure Element
- Open-source completo
Dati e condizioni
| Custodia fondi | Self-custody (fondi in tuo controllo) |
|---|---|
| Tipo | Hardware (cold storage) |
| Codice sorgente | Open-source |
| Recovery | Seed phrase 12/24 parole (BIP-39) |
| Bitcoin-only | No |
| Chain supportate | Bitcoin, Liquid |
| Prezzo | 71 € |
| Secure element | No |
| Air-gapped | Sì |
| Connettività | QR, USB-C, Bluetooth |
| App companion | Blockstream App |
| Swap integrato | No |
| Staking integrato | No |
| WalletConnect | No |
| Acquisto fiat integrato | No |
| Segmento | B2C |
| MiCA / Stato licenze | Nessuna (hardware wallet self-custody) |
Punti di forza
- Interamente open-source (firmware e hardware); economico (≈71€); supporto Bitcoin + Liquid; firma air-gapped via QR; ampia compatibilità con wallet terzi (Sparrow, Electrum, Specter); spedizione internazionale gratuita.
- Self-custody: i fondi restano nel tuo wallet, la piattaforma non può toccarli.
- Nessun KYC: operatività senza verifica d’identità.
- Codice open source e verificabile.
- Self-hostable: puoi eseguire la tua istanza o il tuo nodo.
Punti deboli
- Nessun secure element fisico certificato (usa un 'Virtual Secure Element' software che si appoggia a un oracolo cieco di Blockstream); focalizzato su Bitcoin/Liquid, non multichain generalista; schermo piccolo sul modello classico.
- Nessuna criticità di sovranità rilevante documentata.
Verdetto
Voto 4.3/5, profilo molto solido. A favore: interamente open-source (firmware e hardware); economico (≈71€); supporto Bitcoin + Liquid; firma air-gapped via QR; ampia compatibilità con wallet terzi (Sparrow, Electrum, Specter); spedizione internazionale gratuita. Il limite da pesare: nessun secure element fisico certificato (usa un 'Virtual Secure Element' software che si appoggia a un oracolo cieco di Blockstream); focalizzato su Bitcoin/Liquid, non multichain generalista; schermo piccolo sul modello classico.
Sulla lente Sovranità il voto è 5.0/5 (eccellente): il punto di forza è privacy & anonimato (5.0/5), mentre resistenza alla censura (4.8/5) è l'anello debole.
Voto editoriale di Promp basato su fee reali e costo netto annuo. Promp recensisce prodotti di terzi in modo indipendente.
Valutazione «Sovranità»: punteggio calcolato su privacy/anonimato (30%), controllo dei fondi (20%), resistenza alla censura (20%), trustless/auditabilità (20%) e costi (10%). Stessi dati, pesi diversi.
Reputazione
Cosa è successo a chi ha usato Blockstream Jade, e cosa ne dicono gli utenti. Segnali esterni: non entrano nel voto di promp.it.
Incidenti e provvedimenti
Incidenti rilevantiEventi documentati con conseguenze non ancora chiuse. Ogni voce ha fonte e data.
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Hack / furto di fondi Critico 320 Mln USD ● aperto
Exploit sulla Liquid Network di Blockstream: ~4.000 BTC (~320 M$) prelevati dal wallet della Federazione, 3.400 restituiti; dopo 79 ore e 13 minuti di blocco la sidechain è ripartita il 9/9 alle 21:05 UTC e il 10/9 sono riprese anche le transazioni, ma i peg-out restano disabilitati e il ripristino della riserva BTC/L-BTC è ancora in corso; l'11/9 alle 05:25 UTC Blockstream ha rotto il silenzio sulla trattativa e ha dichiarato pubblicamente che NON PAGHERÀ ALCUN RISCATTO per la restituzione dei 598,5 BTC ancora in mano agli autori, che non chiama più white hat ma ladri, annunciando il ricorso alle autorità; resta valida la promessa dell'AD Adam Back del 10/9 che il rapporto 1:1 fra L-BTC e BTC «sarà coperto», ma nessuno ha ancora detto con quali fondi, e i 598,5 BTC non si sono mossi
Il 6/9/2026 alle 22:25 CEST Liquid Network ha confermato che ~4.000 BTC (~320 M$) sono usciti dal wallet della Federazione Liquid. RAPPORTO UFFICIALE SULL'INCIDENTE, 8/9/2026 ORE 19:10 UTC: dopo quasi 47 ore di silenzio, il canale ufficiale della rete ha pubblicato il primo rapporto della Federazione Liquid, che è ora la fonte autorevole sul meccanismo. Il rapporto dice che il 6/9 (blocco Liquid 4.050.336) è stata sfruttata una vulnerabilità del software open source Elements nel modo in cui i nodi Liquid mettono in cache le verifiche dei «rangeproof» — le prove crittografiche che un importo nascosto è legittimo — e che questo ha permesso di CREARE ~4.000 L-BTC non coperti da bitcoin in riserva. Gli autori hanno poi usato SideSwap, membro della Federazione che detiene una chiave di autorizzazione al peg-out (PAK), per convertire quegli L-BTC in BTC veri attraverso il normale meccanismo di peg-out. Poiché il difetto di validazione si è manifestato a livello di transazione, PRIMA che il peg-out partisse, sia il nodo di SideSwap sia i functionary distribuiti della rete hanno accettato quegli L-BTC come validi ed eseguito il peg-out come autorizzato: ~4.000 BTC sono usciti dall'indirizzo bitcoin whitelistato di SideSwap, che li ha inoltrati all'indirizzo indicato dagli autori. NESSUNA CHIAVE COMPROMESSA, e il rapporto è esplicito: i functionary non sono stati violati, nessuna chiave privata è stata compromessa, il meccanismo di peg-out ha funzionato come progettato. CIFRE UFFICIALI: prima dell'incidente la riserva teneva ~4.205 BTC; dopo questo peg-out e ULTERIORI peg-out processati prima del blocco delle operazioni la riserva è scesa a 197 BTC. Gli altri asset emessi su Liquid (USDT, DePix, RWA) non sono stati toccati dalla vulnerabilità, ma restano indisponibili finché la rete è ferma. L'indagine è ancora aperta: il rapporto parla del «concorso di più fattori singolarmente poco probabili» che ha superato le ridondanze del sistema, e promette altri dettagli. DUE IMPRECISIONI DEL RAPPORTO, rilevate da noi e risolte a favore della catena: il rapporto data l'exploit al blocco Liquid 4.050.336 «alle 15:53:10 UTC», ma quel blocco sulla catena porta l'orario 13:53:10 UTC — le 15:53 sono l'ora italiana, non UTC; e chiama «blocco Liquid 965.950» quello della restituzione, che è invece un blocco Bitcoin. Le date restano quelle, gli orari che pubblichiamo sono quelli letti sulla catena. LA TRATTATIVA: gli autori hanno lasciato un messaggio on-chain («we are whitehats») e, in uno scambio condotto via OP_RETURN e PGP, hanno chiesto che la falla fosse corretta e i nodi aggiornati prima di restituire i fondi; il 7/9 Blockstream ha risposto sullo stesso canale con un messaggio firmato PGP («i nodi bridge sono patchati, è sicuro restituire i fondi»). RESTITUZIONE PARZIALE, VERIFICATA ON-CHAIN E ORA CONFERMATA DAL RAPPORTO: il 7/9/2026 alle 16:09:25 UTC (blocco Bitcoin 965.950, transazione a6d697a2…c49a46d) l'indirizzo di consolidamento degli autori ha rimandato 3.400 BTC (~268 M$) al wallet della Federazione, trattenendo 598,5 BTC (~47 M$), pari al 15% del prelievo. Il rapporto ufficiale scrive che quei ~598,5 BTC restano da recuperare e che le discussioni con i responsabili sono in corso: nessun documento, di nessuna delle due parti, definisce quel 15% una taglia concordata. Al 9/9/2026 ore 08:15 UTC quei bitcoin non si sono ancora mossi, verificato da noi: il saldo dell'indirizzo degli autori è 598,50008953 BTC su 244 transazioni confermate, cresciuto solo di polvere inviata da terzi e senza nessuna uscita — sono fermi lì dal pagamento del 6/9 alle 14:28:56 UTC, cioè da oltre 65 ore; le riserve della Federazione restano a 3.597,47201026 BTC. PATCH E RIAVVIO, con le date del rapporto: la patch ai bridge node è stata completata il 7/9 alle 01:09 UTC, «la vulnerabilità non è più sfruttabile». Per riaccendere la rete serve però una RELEASE D'EMERGENZA di Elements, la v23.3.4, annunciata «il prima possibile, entro circa 48 ore» dalle 19:10 UTC dell'8/9 — quindi entro il 10/9 — e ancora in revisione interna ed esterna. Solo dopo i functionary faranno «ulteriori interventi» per ripristinare la piena funzionalità e riportare la rete allo stato corretto, «compreso il rifiuto del peg-out non valido»: l'obiettivo dichiarato è riaprire con la copertura 1:1 dei BTC, in coordinamento con l'autore dell'attacco. Chi gestisce un nodo Liquid deve attendere la release e seguire le istruzioni di aggiornamento; agli utenti il rapporto dice che al momento non serve fare nulla di preventivo. VERIFICATO DA NOI SUL REPOSITORY UFFICIALE DI ELEMENTS: sul ramo elements-23.3.x è stata integrata l'8/9/2026 alle 19:06:54 UTC la PR #1600 «sigcache: harden range proof cache keys and add -norangeproofcache option», insieme al bump di versione a 23.3.4 e alle manpage aggiornate. Il testo della correzione conferma il meccanismo dalla fonte primaria: le cache delle prove passano dalla concatenazione grezza SHA-256 a una scrittura con PREFISSO DI LUNGHEZZA per ogni campo, «così tuple di argomenti diverse con concatenazioni grezze identiche byte per byte non collidono più sulla stessa chiave di cache», e viene aggiunta l'opzione -norangeproofcache per disattivare la cache senza ricompilare. Da segnalare: la stessa correzione irrobustisce ANCHE la cache delle prove di suriezione (aggiungendo i vTags alla chiave), cioè una seconda cache con la stessa classe di debolezza. LA RELEASE È USCITA, VERIFICATA DA NOI SUL REPOSITORY UFFICIALE: elements-23.3.4 è stata pubblicata il 9/9/2026 alle 03:14:44 UTC, otto ore dopo il rapporto e con quasi quaranta ore di anticipo sul limite delle «circa 48 ore» che la Federazione si era data. Il tag era stato creato l'8/9 alle 19:07:52 UTC, due minuti prima che il rapporto uscisse. La release porta diciotto archivi (Linux, macOS, Windows, ARM, RISC-V, PowerPC) con i file SHA256SUMS e SHA256SUMS.asc per verificare le firme, e nel changelog c'è la PR #1600 insieme alle modifiche accumulate dalla 23.3.3. Due precisazioni che contano: su GitHub la 23.3.4 è marcata come PRE-RELEASE, cosa che la 23.3.3 non era, e il repository continua a non pubblicare nessun avviso di sicurezza formale. LA CORREZIONE ESISTEVA GIÀ PRIMA DELL'ATTACCO, e questo il rapporto ufficiale non lo dice: verificato da noi sul repository, il commit c26d719c «fix: range proof cache bind to asset and scriptpubkey», scritto il 3/8/2026 alle 10:53:50 UTC, è entrato nel ramo principale con la PR #1592 il 1/9/2026 alle 14:38:01 UTC, cinque giorni prima dell'exploit — ma non è mai finito in una release, e i nodi della Federazione giravano la 23.3.3 del 13/4/2026. Lo diciamo con la cautela che merita: è un intervento parziale sullo stesso file dell'irrobustimento definitivo (#1600), non la stessa correzione, e nessuno ha dimostrato che da solo avrebbe fermato l'attacco. Ma la cronologia è verificabile alla fonte ed è quella su cui la stampa (crypto.news, 8/9 ore 17:58 UTC) ha costruito la domanda ancora senza risposta: perché una correzione a quella cache stava nel ramo principale da giorni e non era in nessuna versione distribuita. UNA RELEASE NON È UN RIAVVIO: AL 9/9/2026 ORE 08:15 UTC LA RETE È ANCORA FERMA, verificato da noi: l'explorer di Blockstream è fermo al blocco 4.051.232 del 7/9 alle 04:49:10 UTC, cioè oltre 51 ore di stop su una catena che chiude un blocco al minuto. Cinque ore dopo la pubblicazione della release nessuno dei due canali ufficiali l'ha annunciata: @Liquid_BTC non pubblica nulla dal rapporto dell'8/9 e la pagina di stato di Blockstream è ferma all'avviso del 7/9 alle 00:14 UTC, con i «Public Bridge Nodes» tuttora in Major Outage — è il quarto nostro controllo di fila senza un aggiornamento su quella pagina, mentre i fatti nuovi passano dal repository e da X. Peg-out, depositi e prelievi di L-BTC restano sospesi sugli exchange. Le riserve della Federazione (3.597,47 BTC) restano sotto agli L-BTC in circolazione (~4.205 BTC prima dell'incidente): finché il residuo non rientra o non viene coperto la copertura non è piena, e nessuno ha ancora dichiarato chi la copre. Sul contorno del riavvio l'8/9 Samson Mow — CEO di JAN3 ed ex dirigente di Blockstream, non un portavoce dell'azienda — aveva indicato anche la risoluzione di una DIVERGENZA DELLA CATENA (chain split) creatasi durante il fermo (CoinDesk e Cointelegraph, 8/9/2026): il rapporto ufficiale non la menziona, ma la divergenza spiega un fatto che avevamo misurato per conto nostro, cioè due explorer di Liquid che indicano un ultimo blocco diverso (4.051.232 contro 4.050.335). La ricostruzione tecnica pubblicata da CertiK il 7-8/9 combacia con il rapporto ufficiale e aggiunge il dettaglio del come: la chiave della cache veniva costruita concatenando campi di lunghezza variabile senza delimitarli, così due insiemi di dati diversi potevano produrre la stessa voce; preparata la cache con transazioni innocue, la transazione di inflazione trovava la voce già presente, riceveva un «già verificato» e la prova non veniva mai controllata davvero. Restano le nostre due cautele: CertiK dichiara sul proprio sito una partnership ufficiale con Liquid dal 2020, quindi non è un terzo indipendente, e scriveva essa stessa che il collegamento con quel codice era una deduzione perché «i binari effettivamente in esecuzione sui singoli functionary non sono stati pubblicati» — deduzione che il rapporto ufficiale e la PR #1600 ora confermano nella sostanza. Blockstream in proprio non ha pubblicato un post-mortem: il rapporto dell'8/9 è della Federazione, sul canale della rete, e Blockstream si è fermata al comunicato dell'8/9 ore 01:00 UTC in cui si presenta come «fornitore tecnico» di Liquid. VERIFICATO DA NOI SULLA CATENA: i due peg-out stanno nel blocco Liquid 4.050.349 del 6/9 alle 14:06:10 UTC (2,65138358 e 3.996,01834922 L-BTC) e il pagamento in bitcoin nel blocco 965.783 del 6/9 alle 14:28:56 UTC, con 3.995,99999857 BTC finiti sull'indirizzo di consolidamento degli autori; il blocco dell'inflazione indicato dal rapporto, il 4.050.336, è del 6/9 alle 13:53:10 UTC, tredici minuti prima del peg-out. Perimetro per Jade: il dispositivo, il firmware e le chiavi degli utenti non sono in discussione e la parte Bitcoin del wallet funziona normalmente — a essere ferma è la funzione Liquid, che questa scheda elenca fra i punti di forza del prodotto. SVOLTA DEL 9/9/2026: GLI AUTORI ROMPONO IL SILENZIO CON UNA RICHIESTA E UNA MINACCIA, VERIFICATO DA NOI SULLA CATENA. Alle 10:16:13 UTC del 9/9 è comparsa in mempool una transazione bitcoin (txid f7055f6c…e579588) firmata dalle chiavi che controllano i fondi trattenuti: 29 input per 598,50014053 BTC, con 598,50010393 BTC rimandati allo STESSO indirizzo degli autori, 1.000 satoshi all'indirizzo del wallet della Federazione e un messaggio in chiaro nel campo OP_RETURN. ATTENZIONE ALLA NATURA DEL MOVIMENTO: non è un'uscita e non è una restituzione, è un consolidamento su sé stessi che serve a trasportare il messaggio — i 598,5 BTC restano dove erano. AL MOMENTO DEL NOSTRO CONTROLLO (9/9 ore 11:30 UTC) LA TRANSAZIONE ERA ANCORA NON CONFERMATA: paga circa 1 satoshi per vbyte, una commissione bassissima, quindi può restare in attesa a lungo o essere sostituita. Lo scriviamo con questa cautela perché è un fatto verificabile alla fonte primaria — chiunque può leggerlo sulla catena — ma non è ancora inciso in un blocco. IL TESTO, tradotto e riportato per intero: «La vostra negligenza è evidente: avete stanziato solo 1,5 milioni di dollari (forse perfino zero) per proteggere 5 miliardi di asset. È una trascuratezza flagrante della sicurezza e un segno di gestione completamente fallimentare. DOVRETE pagare il 10% di tasca vostra come bug bounty, altrimenti causerete a tutti i vostri possessori una perdita del 15% per la vostra irresponsabilità e tirchieria. Persino le aziende che hanno programmi di bug bounty non possono garantire una sicurezza completa, figurarsi una come la vostra, che resta delirante, avida e arrogante fino a oggi. In ogni caso pubblicheremo poi la chiave privata per decifrare le nostre conversazioni.» È un cambio di registro rispetto al «we are whitehats» del 6/9: una richiesta esplicita di denaro rivolta a Blockstream, accompagnata da una minaccia riferita ai possessori e dall'annuncio che il carteggio riservato verrà reso pubblico. Nessuna delle due controparti ha risposto pubblicamente al momento del nostro controllo, e nessuna fonte ufficiale o testata ha ancora commentato il messaggio. LA TRATTATIVA RICOSTRUITA SULLA CATENA, messaggio per messaggio, tutti firmati dall'indirizzo degli autori (verifica nostra, orari UTC): 6/9 18:30:10 «we are whitehats. contact us on chain»; 7/9 02:20:18 «sending most back to bc1qdlld6…, is that ok»; 7/9 03:30:05 «Please fix the bug first. The chain is under risk at latest commit right now. Make sure every node is patched. Then we will transfer the money back safely after confirming the fix», con allegato PGP cifrato con la chiave pubblicata su blockstream.com/pgp.txt; 7/9 12:43:33 «plz confirm again that we are sending the coins back to bc1qdlld6…»; poi altri messaggi PGP il 7/9 alle 15:31:46 e alle 18:35:17; alle 21:03:23 del 7/9 un solo carattere, «:(»; ancora PGP l'8/9 alle 09:41:24 e alle 14:25:31, quest'ultimo accompagnato dalla frase «All messages will be in plaintext» — che spiega perché la richiesta del 9/9 arriva in chiaro. Il canale, quindi, è rimasto aperto per tutto il periodo in cui i canali pubblici tacevano. UN AVVERTIMENTO SUL CANALE STESSO: l'indirizzo degli autori è pubblico e chiunque può scrivergli mandando polvere con un OP_RETURN, e infatti lo stanno facendo — al nostro controllo in mempool c'erano messaggi di terzi con consigli su come riciclare i fondi, una richiesta di elemosina da 10 BTC e testi del tutto fuori tema. Non tutti i «messaggi on-chain» che circoleranno in screenshot vengono dagli autori o da Blockstream: valgono solo quelli firmati dagli indirizzi coinvolti. AGGIORNAMENTO DEI SALDI AL 9/9 ORE 11:30 UTC, verificato da noi: l'indirizzo degli autori tiene 598,50017329 BTC su 258 transazioni confermate (erano 598,50008953 su 244 al nostro controllo delle 08:15 UTC); la crescita è tutta polvere ricevuta da terzi e non c'è ancora nessuna uscita — quei bitcoin sono fermi lì dal pagamento del 6/9 alle 14:28:56 UTC, cioè da oltre 69 ore. Le riserve della Federazione salgono a 3.601,47201426 BTC: sono entrati 4,000004 BTC che al controllo precedente erano ancora in mempool e che avevamo deliberatamente tenuti fuori dalla scheda finché non confermavano; non c'è nessuna dichiarazione che li accompagni, la lettura più semplice resta un peg-in ordinario. LA RETE È ANCORA FERMA: al 9/9 ore 11:30 UTC l'explorer di Blockstream è sempre al blocco 4.051.232 del 7/9 alle 04:49:10 UTC, oltre 54 ore di stop su una catena che chiude un blocco al minuto, e sono cinque i nostri controlli consecutivi sullo stesso numero. La release 23.3.4 c'è da oltre otto ore ma resta marcata come PRE-RELEASE sul repository ufficiale, dove continua a non comparire nessun avviso di sicurezza formale. Nessuno dei canali ufficiali si è mosso: @Liquid_BTC non pubblica nulla dal rapporto dell'8/9 alle 19:10 UTC e non ha mai annunciato la release che aveva promesso, @Blockstream è fermo al comunicato dell'8/9 alle 01:00 UTC, e la pagina di stato di Blockstream tiene sette componenti in Major Outage senza un aggiornamento dal 7/9 alle 00:14 UTC — è il quinto nostro controllo di fila. LE TRUFFE SONO GIÀ PARTITE, SULLO STESSO CANALE E VERIFICATE DA NOI SULLA CATENA: l'indirizzo del wallet della Federazione riceve da giorni messaggi di terzi che sfruttano il caso, e sono leggibili da chiunque. Il 9/9 alle 08:30:06 UTC è stato scritto in un OP_RETURN un annuncio che promette di «raddoppiare i tuoi bitcoin» rimandando a un sito che imita il nome degli autori dell'attacco (whitehats.live): è una truffa classica del raddoppio, il sito non va aperto e non va inviato nulla. L'8/9 alle 00:43:32 UTC un altro messaggio offriva servizi di riciclaggio via Telegram; il 7/9 alle 10:46:03 UTC due messaggi invitavano a mandare fondi a un indirizzo bitcoin di terzi spacciandolo per quello dei «white hats»; il 7/9 e ancora il 9/9 è stato pubblicizzato un memecoin creato sulla vicenda. Nessuno di questi messaggi ha alcun rapporto con Blockstream, con la Federazione o con gli autori dell'exploit: sono estranei che scrivono su un canale pubblico. È la conferma pratica dell'avvertenza qui sopra — su quella catena può scrivere chiunque, e i primi a sfruttarlo sono i truffatori. AGGIORNAMENTO DEL 9/9/2026 ORE 17:45 UTC — LA RELEASE VIENE ANNUNCIATA UFFICIALMENTE E ARRIVA UN PIANO DI RIAVVIO IN TRE FASI. Prima una correzione che dobbiamo a noi stessi: la transazione con la richiesta della taglia, che al controllo precedente avevamo pubblicato dichiarandola ANCORA NON CONFERMATA, ha confermato — è nel blocco Bitcoin 966.199 del 9/9 alle 11:45:49 UTC, un'ora e mezza dopo essere comparsa in mempool. La cautela che avevamo scritto decade: il messaggio è ora inciso nella catena e chiunque può rileggerlo lì. COMUNICATO UFFICIALE DI @Liquid_BTC, 9/9 ORE 13:30 UTC (pubblicato alle 14:36 UTC): è il primo annuncio ufficiale della release, arrivato quasi undici ore dopo che noi l'avevamo trovata sul repository. Dice che la release d'emergenza Elements v23.3.4 è disponibile, che i nodi functionary vengono aggiornati immediatamente e che tutti i gestori di nodi Liquid sono invitati a fare lo stesso; che la release «risolve la vulnerabilità della cache di verifica delle prove, irrobustendo le chiavi di cache usate per i rangeproof» — la conferma ufficiale, dalla fonte, di quello che avevamo letto nella PR #1600; e che il codice è passato per «più cicli di revisione interna ed esterna», con il ringraziamento esplicito a Bitcoin Red Team e Alpen Labs. Verificato da noi sul repository: la 23.3.4 NON è PIÙ MARCATA COME PRE-RELEASE (lo era ancora al nostro controllo delle 11:35 UTC), mentre la sezione degli avvisi di sicurezza di ElementsProject/elements resta vuota anche adesso. IL PIANO DI RIPRISTINO, per la prima volta scritto per fasi: (1) riprendere la produzione dei blocchi tenendo sospese le operazioni di peg; (2) rieseguire le transazioni verificate come valide; (3) riaprire le operazioni di peg «una volta che lo stato della rete sarà stato pienamente ripristinato, COMPRESA UNA RESTITUZIONE DEI FONDI». Blockstream dichiara di stare collaudando in parallelo le procedure delle prime due fasi, avverte che ordine e attuazione possono cambiare in corsa e che nessuna fase parte «finché non è considerata sicura». È il passaggio che pesa di più per chi detiene L-BTC, e va letto per quello che dice: la riconversione in BTC non torna con il riavvio della catena, ma solo alla terza fase, e il comunicato la lega esplicitamente al rientro dei fondi — cioè ai 598,5 BTC che a oggi non sono rientrati e sui quali c'è una richiesta di denaro non accolta. Nessuna data è stata indicata per nessuna delle tre fasi. ALLARME PHISHING UFFICIALE DI @Blockstream, 9/9 ORE 17:00 UTC, quarantacinque minuti prima di questo controllo: è il primo avviso dedicato alle truffe e conferma dal lato dell'azienda quello che stavamo già misurando sulla catena. Dice che dei truffatori si stanno spacciando per Liquid e per Blockstream spingendo gli utenti a «fare qualcosa», e che Blockstream non chiederà MAI la frase di recupero o il PIN, non chiederà mai di inviare fondi e non fornirà mai un link per aggiornare il software. L'elenco ufficiale di ciò che non si fa mai: inviare fondi a un indirizzo di «recupero»; digitare la propria seed su un sito di «migrazione»; installare firmware o software da un link ricevuto per email; rispondere a messaggi privati non richiesti. E l'elenco ufficiale di ciò che va trattato come truffa: email e portali di «aggiornamento di sicurezza obbligatorio», siti di rimborso, di «ri-peg» o di «reclama i tuoi L-BTC», finti messaggi dell'assistenza, domini che imitano quelli veri e proposte non richieste di «white hat» o di taglie. Per gli aggiornamenti verificati Blockstream indica solo blockstream.com e l'app ufficiale dagli store ufficiali. LA RICHIESTA DEL 10% RESTA SENZA RISPOSTA, verificato da noi sulla catena e non solo sui canali pubblici: abbiamo riscandito le transazioni dell'indirizzo del wallet della Federazione e la Federazione non ha firmato NESSUN messaggio on-chain, né in risposta alla richiesta né prima; e dalla parte degli autori non è comparso nessun nuovo messaggio firmato dopo quello delle 11:45:49 UTC. Nessuno dei due comunicati ufficiali di oggi nomina la richiesta della taglia, la minaccia della «perdita del 15%» o l'annuncio della pubblicazione del carteggio: su quel punto, a sei ore di distanza, non c'è ancora una parola pubblica di Blockstream o della Federazione. SALDI AL 9/9 ORE 17:45 UTC, verificato da noi: l'indirizzo degli autori tiene 598,50022061 BTC su 273 transazioni confermate (erano 598,50017329 su 258 alle 11:30 UTC); la crescita è di nuovo solo polvere ricevuta da terzi e non c'è ancora nessuna uscita — quei bitcoin sono fermi dal 6/9 alle 14:28:56 UTC, cioè da oltre 75 ore. Le riserve della Federazione sono 3.601,47203226 BTC, cresciute di 1.800 satoshi di sola polvere: nessun nuovo rientro. LA RETE È ANCORA FERMA: l'explorer di Blockstream è sempre al blocco 4.051.232 del 7/9 alle 04:49:10 UTC, cioè 60 ore e 56 minuti di stop su una catena che chiude un blocco al minuto, ed è il sesto nostro controllo consecutivo sullo stesso numero. La release annunciata non ha ancora prodotto un riavvio. La pagina di stato di Blockstream, nonostante i due comunicati su X, resta ferma all'avviso del 7/9 alle 00:14 UTC con Liquid e i Public Bridge Nodes in Major Outage: è il sesto controllo di fila senza un rigo su quella pagina. IL CANALE ON-CHAIN È DEGENERATO, e conviene saperlo prima di credere a uno screenshot. Nelle ultime sei ore, sugli indirizzi coinvolti, abbiamo contato: la ripetizione insistente della truffa del raddoppio dei bitcoin che imita il nome degli autori (sei nuovi messaggi identici, l'ultimo alle 17:45:28 UTC), la promozione di un servizio di mixing, consigli non richiesti su come riciclare i fondi, richieste di elemosina, un messaggio in cui un anonimo SI SPACCIA PER L'AMMINISTRATORE DELEGATO di Blockstream, e una serie di messaggi anonimi che accusano nominativamente dirigenti reali dell'azienda di aver orchestrato il furto, arrivando a pubblicare un presunto indirizzo di casa e insulti personali. Su questi ultimi siamo espliciti: sono affermazioni anonime, non verificate e non sostenute da nessuna fonte, non le riportiamo e non vanno prese per fatti — chiunque può scrivere qualunque cosa su quel canale pagando pochi satoshi, ed è esattamente quello che sta succedendo. Sono comparsi anche messaggi di persone che dichiarano di avere fondi bloccati in L-BTC e chiedono pubblicamente la restituzione: sono voci di utenti, non fatti verificabili sul servizio, e le registriamo come tali. AGGIORNAMENTO DEL 10/9/2026 ORE 01:45 CEST (9/9 ORE 23:45 UTC) — SETTIMO CONTROLLO CONSECUTIVO, LA PRIMA FASE DEL RIAVVIO NON È PARTITA. Nelle sei ore successive all'annuncio del piano in tre fasi non è cambiato niente di quello che si può misurare. LA RETE È ANCORA FERMA: l'explorer di Blockstream è sempre al blocco 4.051.232 del 7/9 alle 04:49:10 UTC, cioè 66 ore e 56 minuti di stop su una catena che chiude un blocco al minuto, ed è il settimo nostro controllo consecutivo sullo stesso numero. La prima delle tre fasi annunciate — riprendere la produzione dei blocchi con i peg ancora sospesi — non è quindi iniziata, e nessuna fase ha una data. SALDI AL 9/9 ORE 23:45 UTC, verificato da noi: l'indirizzo degli autori tiene 598,50038739 BTC su 285 transazioni confermate (erano 598,50022061 su 273 alle 17:45 UTC); la crescita è ancora una volta solo polvere ricevuta da terzi e non c'è nessuna uscita — quei bitcoin sono fermi dal 6/9 alle 14:28:56 UTC, cioè da oltre 81 ore. Le riserve della Federazione restano a 3.601,47203226 BTC, identiche al controllo precedente: nessun nuovo rientro, nemmeno di polvere. LA RICHIESTA DEL 10% RESTA SENZA RISPOSTA, e lo abbiamo verificato sulla catena e non solo sui canali pubblici: l'indirizzo della Federazione non ha firmato nessun messaggio, e dall'indirizzo degli autori non è partito nessun nuovo messaggio firmato dopo quello delle 11:45:49 UTC. Sul repository ufficiale di Elements non c'è nessun commit nuovo dal 4/9 e LA SEZIONE DEGLI AVVISI DI SICUREZZA È ANCORA VUOTA, a venti ore dalla pubblicazione della release. La pagina di stato di Blockstream è ferma all'avviso del 7/9 alle 00:14 UTC: settimo controllo di fila senza un rigo, mentre i comunicati continuano a passare solo da X. Sugli indirizzi coinvolti il rumore prosegue identico — la truffa del raddoppio dei bitcoin, la pubblicità di servizi di mixing, le richieste di elemosina, anonimi che si propongono come «mediatori» fra le parti e presunti utenti con fondi bloccati che chiedono la restituzione: nessuna di queste voci è verificata e nessuna va presa per un fatto. AGGIORNAMENTO DEL 10/9/2026 ORE 07:30 CEST (05:30 UTC), verificato da noi in prima persona: LA SIDECHAIN HA SUPERATO I TRE GIORNI DI FERMO. L'altezza della catena Liquid è ancora 4.051.232 — ottavo controllo consecutivo sullo stesso numero — e l'ultimo blocco resta quello del 7/9 alle 04:49:10 UTC: fanno 72 ore e 41 minuti. La prima delle tre fasi annunciate il 9/9, riprendere la produzione dei blocchi con i peg ancora sospesi, non è dunque iniziata, e nessuna fase ha ancora una data. SALDI AL 10/9 ORE 05:30 UTC: l'indirizzo degli autori tiene 598,50040069 BTC su 287 transazioni confermate più 6 in mempool (erano 598,50038739 su 285); l'aumento è ancora solo polvere ricevuta da terzi e non risulta nessuna uscita — quei bitcoin sono fermi dal 6/9 alle 14:28:56 UTC, cioè da oltre 87 ore. Le riserve della Federazione restano a 3.601,47203226 BTC, identiche al satoshi per il secondo controllo di fila: sull'indirizzo non è arrivato nulla dal 9/9 alle 17:45:28 UTC, quasi dodici ore di silenzio completo. LA RICHIESTA DEL 10% RESTA SENZA RISPOSTA, e anche stavolta lo abbiamo verificato sulla catena: l'indirizzo della Federazione non compare fra gli input di nessuna transazione e non ha quindi firmato nessun messaggio, e dall'indirizzo degli autori non è partito nessun nuovo messaggio firmato. Sul repository ufficiale di Elements non c'è nessun commit nuovo dal 4/9 e LA SEZIONE DEGLI AVVISI DI SICUREZZA È ANCORA VUOTA, a oltre ventisei ore dalla pubblicazione della release stabile 23.3.4. La pagina di stato di Blockstream è ferma all'avviso del 7/9 alle 00:14 UTC, ottavo controllo di fila senza un rigo, e l'ultimo comunicato su X è quello delle 13:30 UTC del 9/9: sedici ore senza aggiornamenti. Sugli indirizzi coinvolti il rumore prosegue: nella notte è comparso un messaggio firmato con PGP e la pubblicità di un profilo X, inviato però da terzi e non dagli autori dell'attacco — nessuna di queste voci è verificata e nessuna va presa per un fatto. AGGIORNAMENTO DEL 10/9/2026 ORE 14:00 CEST (12:00 UTC), verificato da noi in prima persona: NIENTE È RIPARTITO. L'altezza della catena Liquid è ancora 4.051.232 — nono controllo consecutivo sullo stesso numero — e l'ultimo blocco resta quello del 7/9 alle 04:49:10 UTC: fanno 79 ore e 14 minuti, oltre tre giorni e sette ore. LA FASE 1 DEL PIANO ANNUNCIATO IL 9/9 — riprendere la produzione dei blocchi con i peg ancora sospesi — NON È ANCORA INIZIATA, e nessuna delle tre fasi ha una data. SALDI AL 10/9 ORE 12:00 UTC: l'indirizzo degli autori tiene 598,50043115 BTC su 291 transazioni confermate più 6 in mempool (erano 598,50040069 su 287); l'aumento è di nuovo solo polvere ricevuta da terzi e non risulta nessuna uscita — quei bitcoin sono fermi dal 6/9 alle 14:28:56 UTC, cioè da oltre 93 ore. Le riserve della Federazione sono a 3.601,47203772 BTC: l'unico movimento dal controllo precedente è un versamento di 546 satoshi arrivato alle 11:38:13 UTC del 10/9, polvere da terzi, non un rientro. LA RICHIESTA DEL 10% RESTA SENZA RISPOSTA e anche stavolta lo abbiamo verificato sulla catena: l'indirizzo della Federazione non compare fra gli input di nessuna delle sue transazioni, quindi non ha mai firmato un messaggio, e dall'indirizzo degli autori non è partito nessun nuovo messaggio firmato. Sul repository ufficiale di Elements non c'è nessun commit nuovo dal 4/9 e LA SEZIONE DEGLI AVVISI DI SICUREZZA È ANCORA VUOTA, a oltre trentadue ore dalla pubblicazione della release stabile 23.3.4. La pagina di stato di Blockstream è ferma all'avviso del 7/9 alle 00:14 UTC, nono controllo di fila senza un rigo, e l'ultimo comunicato su X resta quello delle 13:30 UTC del 9/9: circa ventidue ore di silenzio ufficiale. Sugli indirizzi coinvolti il rumore prosegue e cambia forma — nella notte e in mattinata sono comparsi versi in rima che chiedono l'elemosina, consigli non richiesti su come riciclare i fondi, attacchi anonimi contro altri progetti e la solita pubblicità di servizi di mixing — ma tutto inviato da terzi, non dagli autori: nessuna di queste voci è verificata e nessuna va presa per un fatto. AGGIORNAMENTO DEL 10/9/2026 ORE 22:00 CEST (20:00 UTC) — LA RETE È RIPARTITA, E LA NOSTRA MISURA PRECEDENTE ERA SBAGLIATA: LA CORREGGIAMO QUI. Verificato da noi sulla catena: l'ultimo blocco prima del fermo è il 4.050.335 del 6/9 alle 13:52:10 UTC, il primo blocco dopo il fermo è il 4.050.336 del 9/9 alle 21:05:10 UTC. Il blocco della sidechain è quindi durato 79 ore e 13 minuti ed È FINITO LA SERA DEL 9/9, non è più in corso. Gli aggiornamenti che abbiamo pubblicato il 9 e il 10 settembre dicevano che la catena era ancora ferma e che la prima fase del riavvio non era partita: quella misura veniva dall'explorer di Blockstream, che durante l'interruzione ha continuato a restituire come ultima altezza il blocco 4.051.232 con orario 7/9 04:49:10 UTC. La divergenza fra i due explorer, che avevamo segnalato fin dal primo giorno proprio per non spacciare per catena ferma un explorer fermo, si è ora risolta a favore di liquid.network, che indicava correttamente il 4.050.335 del 6/9: oggi anche l'API di Blockstream mostra il salto 4.050.335 → 4.050.336 e conferma le date di liquid.network. COSA È SUCCESSO SULLA CATENA, ORA PER ORA, VERIFICATO DA NOI. Alla ripartenza, i primi blocchi hanno smaltito un arretrato: il 4.050.337 delle 21:11:10 UTC contiene 329 transazioni, il 4.050.338 delle 21:16:10 ne contiene 83, il 4.050.339 delle 21:17:10 ne contiene 40. Subito dopo, e per tutta la notte e la mattina, i blocchi sono usciti VUOTI — un blocco al minuto contenente la sola transazione di servizio, nessuna transazione di utenti: è esattamente la fase descritta dal comunicato ufficiale delle 10:00 UTC del 10/9, «la produzione dei blocchi è ripresa senza transazioni». Le transazioni degli utenti ricompaiono con il blocco 4.051.244 delle 12:31:10 UTC del 10/9; dalle 16:47 UTC in poi, sui campioni che abbiamo controllato, TUTTI i blocchi contengono transazioni reali. Controprova diretta sul blocco 4.051.689 delle 19:56:10 UTC: una transazione di servizio più cinque transazioni ordinarie con commissione, a più ingressi e più uscite. La rete sta lavorando. I DUE COMUNICATI UFFICIALI DI OGGI. Alle 10:00 UTC la pagina di stato di Blockstream si è finalmente mossa dopo tre giorni di immobilità — era ferma all'avviso del 7/9 alle 00:14 UTC — con il titolo «OPERATIONS RESUMED, RECOVERY ONGOING»: dice che la rete è entrata nella fase successiva della ripartenza controllata, che gli aggiornamenti dei functionary e dei bridge node sono stati installati con successo, che i functionary firmano e validano i blocchi come previsto, e che «le operazioni di peg, compresi i peg-out autorizzati da PAK, restano sospese» mentre prosegue l'ultima fase del recupero, cioè il ripristino della riserva BTC/L-BTC. Sulla stessa pagina i componenti «Liquid» e «Public Bridge Nodes» sono passati da Major Outage a PARTIAL OUTAGE. Poi, alle 19:55 UTC (pubblicato alle 20:04 UTC), il canale ufficiale della rete ha diffuso il secondo aggiornamento della giornata, intitolato «TRANSACTIONS RESUMED, PEG-OUTS DISABLED»: «le transazioni sulla rete sono riprese, mentre i peg-out restano disabilitati per precauzione mentre prosegue la fase finale del recupero». Il comunicato aggiunge che sono in corso «test rigorosi, scansione del codice assistita dall'intelligenza artificiale e monitoraggio continuo della rete» da parte di squadre interne ed esterne, che altre informazioni sulla riapertura dei peg-out arriveranno quando disponibili, che gli utenti non devono fare nulla in questo momento e che chi gestisce un nodo Liquid deve aggiornare subito a Elements v23.3.4. COSA NON È CAMBIATO. I fondi non si sono mossi: l'indirizzo degli autori tiene 598,50044115 BTC su 292 transazioni confermate più 6 in mempool (erano 598,50043115 su 291), l'aumento è di nuovo mille satoshi di sola polvere ricevuta da terzi e non risulta nessuna uscita. Le riserve della Federazione sono a 3.601,47203772 BTC su 590 transazioni, identiche al satoshi e alla transazione rispetto al controllo precedente. La richiesta di una taglia del 10% resta senza risposta pubblica. Sul repository ufficiale di Elements la sezione degli avvisi di sicurezza È ANCORA VUOTA, a oltre quarantuno ore dalla pubblicazione della release stabile 23.3.4, e non c'è nessun commit nuovo su master dal 4/9. Il ripristino della riserva BTC/L-BTC è dichiarato «in corso» e non è stata indicata nessuna data per la riapertura dei peg-out: per questo l'incidente resta aperto e segnato come in corso, anche se la rete ha ripreso a funzionare. AGGIORNAMENTO DELL'11/9/2026 ORE 01:30 CEST: IL PRIMO IMPEGNO CON NOME E COGNOME SULLA COPERTURA DEL PEG. Il 10/9 alle 11:02 UTC (13:02 CEST) Adam Back — cofondatore e amministratore delegato di Blockstream, account @adam3us — ha scritto su X: «@Liquid_BTC network resumption coming up. obvious question will LBTC:BTC 1:1 peg be covered; answer YES, so do not panic sell OTC as @PabloSGreco and team are working on more system updates to resume the peg in/out, which happens in a later step». In italiano: la ripartenza della rete è imminente; alla domanda ovvia, se il rapporto 1:1 fra L-BTC e BTC sarà coperto, la risposta è SÌ, quindi «non vendete in preda al panico sull'OTC» mentre Pablo S. Greco e il suo gruppo lavorano agli aggiornamenti che serviranno a riaprire peg-in e peg-out, «cosa che avviene in una fase successiva». È la prima volta che qualcuno con un nome e un ruolo si assume pubblicamente la copertura del buco, ed è la risposta al punto che sorvegliavamo dal 7/9. Va detto con altrettanta precisione che cosa NON è: non è un rimborso, non è una riserva ricostituita, non è una cifra e non è una data. Non dice chi mette i 598,5 BTC mancanti né quando, non è accompagnato da una prova di riserva pubblicata, e non è stato ripreso dal canale ufficiale della rete: il comunicato di @Liquid_BTC delle 19:55 UTC, quasi nove ore dopo, continua a parlare del ripristino della riserva come di un lavoro «in corso». Registriamo anche un nostro ritardo, perché è parte del racconto: la dichiarazione è delle 11:02 UTC e i nostri due run successivi, delle 14:00 e delle 22:15 CEST del 10/9, non l'avevano vista. Alle 20:50 UTC (22:50 CEST) dello stesso 10/9 Back ha aggiunto, rispondendo a un commento, la logica delle priorità: «capiamo che le entità regolamentate e le funzioni di mercato ne hanno bisogno, quindi ci siamo concentrati prima sulla fase di ripartenza, per rimettere online più in fretta asset, titoli, note eccetera, e ovviamente gli utenti delle stablecoin e le altre funzioni di swap»: conferma dalla voce più alta che peg-in e peg-out sono l'ultima fase, e di nuovo senza data. LE VERIFICHE DI STANOTTE. La rete lavora: alle 23:34:10 UTC del 10/9 la punta della catena è il blocco 4.051.907, un blocco al minuto, e i campioni che abbiamo aperto lungo la serata contengono tutti transazioni vere (blocco 4.051.750 delle 20:57 UTC, 6 transazioni; 4.051.800 delle 21:47, 5; 4.051.850 delle 22:37, 10; 4.051.900 delle 23:27, 5). I fondi non si sono mossi: l'indirizzo degli autori tiene 598,50048115 BTC su 296 transazioni confermate (erano 598,50044115 su 292), quattromila satoshi in più di sola polvere ricevuta da terzi e nessuna uscita; le 28 transazioni ora in mempool, contro le 6 del controllo precedente, sono altra polvere in entrata per pochi centesimi complessivi, non un movimento. Le riserve della Federazione restano 3.601,47203772 BTC su 590 transazioni, identiche al satoshi e alla transazione. La pagina di stato di Blockstream non si muove dal comunicato delle 10:00 UTC e tiene «Liquid» e «Public Bridge Nodes» in Partial Outage; @Liquid_BTC non ha pubblicato nulla dopo le 19:55 UTC e @Blockstream nulla dopo l'8/9. Sul repository ufficiale di Elements la release 23.3.4 risulta stabile e non più pre-release, ma la sezione degli avvisi di sicurezza È ANCORA VUOTA a oltre quarantaquattro ore dalla pubblicazione, e su master non c'è un commit nuovo dal 4/9: a cinque giorni dall'incidente non esiste ancora un avviso formale scritto sul software che l'ha reso possibile. L'incidente resta aperto e segnato come in corso: i peg-out sono disabilitati per dichiarazione ufficiale, la riserva non è ricostituita e una promessa di copertura, per quanto autorevole, non è una copertura. AGGIORNAMENTO DELL'11/9/2026 ORE 08:45 CEST — BLOCKSTREAM DICE NO AL RISCATTO E SMETTE DI CHIAMARLI WHITE HAT. Alle 07:25 CEST (05:25 UTC) dell'11/9 l'account ufficiale @Blockstream ha pubblicato, fissandolo in cima al profilo, il primo messaggio rivolto direttamente agli autori del prelievo, ed è il fatto nuovo più pesante dal rapporto della Federazione dell'8/9. Le parole sono queste: «Blockstream non pagherà un riscatto per la restituzione dei fondi rubati. Prendere asset senza autorizzazione e trattenerne la restituzione è un reato, non una divulgazione responsabile. Non è attività white-hat. È un furto». La società aggiunge di aver trattato «in buona fede» per ottenere la restituzione dei fondi degli utenti, ma che quello sforzo «non va scambiato per accettazione delle azioni compiute né dei termini che vengono richiesti»: è la prima ammissione ufficiale che una richiesta economica c'è stata ed è tuttora sul tavolo. Blockstream dice di non voler creare il precedente per cui chi sviluppa software open source per la comunità Bitcoin debba pagare «un riscatto che eccede di molto la sua partecipazione economica», e scrive una frase che riguarda direttamente chi detiene L-BTC: «Bitcoin è moneta forte e non si può coniare senza costi, Bitcoin non applica un taglio agli utenti per pagare un riscatto». Agli autori lascia una porta aperta — «i bitcoin possono essere restituiti e si può tornare allo standard dei principi white-hat» — e in caso contrario annuncia che percorrerà «ogni via legale disponibile», lavorando con forze dell'ordine, exchange, fornitori di servizi e specialisti forensi per tracciare i fondi e identificare i responsabili. Il messaggio si chiude con «non pagheremo per la restituzione di proprietà rubata, non abbandoneremo i nostri utenti» e con l'imperativo «restituite i bitcoin». CHE COSA CAMBIA DAVVERO, E CHE COSA NO. Cambia la cornice: fino a ieri il caso viveva sotto l'etichetta «presunti white hat» usata dal primo comunicato del 6/9, e la richiesta di taglia del 10% arrivata via messaggio on-chain non aveva mai ricevuto una risposta pubblica; da oggi la risposta c'è, è un no, ed è scritta dall'operatore della rete. Cambia anche lo scenario di recupero: se gli autori non restituiscono spontaneamente, i 598,5 BTC non tornano per accordo ma per via giudiziaria o forense, che è una strada lunga e senza esito garantito. NON cambia nulla di operativo: i peg-out restano disabilitati, la riserva non è ricostituita, non c'è una data. E resta scoperto il punto che conta per chi tiene L-BTC: il 10/9 l'amministratore delegato Adam Back ha promesso che il peg 1:1 «sarà coperto» e oggi la società dice che non pagherà gli autori — le due cose stanno insieme solo se i 598,5 BTC li mette qualcun altro, e nessuno ha ancora detto chi, quanto e quando. Al momento della nostra prima verifica, un'ora e mezza dopo la pubblicazione, nessuna testata riconosciuta aveva ancora ripreso il comunicato: la fonte era, ed è, l'account ufficiale della società. Nel corso della mattinata la notizia è stata ripresa da più testate indipendenti — fra le altre Cointelegraph, crypto.news, CryptoPotato e U.Today — che concordano sul dettaglio già noto e ora confermato da fonte terza: la richiesta era una taglia del 10% da pagare con fondi di Blockstream, con la minaccia, altrimenti, di una perdita del 15% per chi detiene L-BTC. LE VERIFICHE DI STAMATTINA, tutte nostre e nessuna cambia lo stato. La rete lavora: alle 06:48 UTC la punta della catena Liquid è il blocco 4.052.341, 434 blocchi in 434 minuti dal controllo delle 23:34 UTC di ieri, esattamente un blocco al minuto. I fondi non si muovono: l'indirizzo degli autori tiene 598,50049115 BTC su 297 transazioni confermate (erano 598,50048115 su 296), mille satoshi in più di sola polvere ricevuta da terzi e nessuna uscita; le 34 transazioni in mempool, contro le 28 del controllo precedente, sono altra polvere in entrata. Le riserve della Federazione restano 3.601,47203772 BTC su 590 transazioni, identiche al satoshi e alla transazione. La pagina di stato di Blockstream non si muove dal comunicato delle 10:00 UTC del 10/9 e tiene «Liquid» e «Public Bridge Nodes» in Partial Outage, con le operazioni di peg, peg-out autorizzati PAK compresi, dichiarate sospese. Sul repository ufficiale di Elements la sezione degli avvisi di sicurezza È ANCORA VUOTA a oltre cinquantun ore dalla release stabile 23.3.4 del 9/9, e su master non c'è un commit nuovo dal 4/9: a cinque giorni dall'incidente non esiste ancora un avviso formale scritto sul software che l'ha reso possibile. RI-VERIFICA DELLE 13:25 CEST (11:24 UTC) DELL'11/9/2026: in quattro ore e mezza non è cambiato nulla. La punta della catena Liquid è il blocco 4.052.617, 276 blocchi in 276 minuti dal controllo delle 06:48 UTC, ancora esattamente un blocco al minuto. L'indirizzo degli autori è fermo a 598,50049115 BTC sulle stesse 297 transazioni confermate: nessuna uscita, nessuna risposta on-chain al rifiuto di pagare, e 36 transazioni in mempool contro le 34 di stamattina, ancora sola polvere in entrata. Le riserve della Federazione sono invariate al satoshi, 3.601,47203772 BTC su 590 transazioni. La pagina di stato di Blockstream è ferma al comunicato delle 10:00 UTC del 10/9, con i peg-out sospesi. Gli avvisi di sicurezza di Elements sono vuoti da oltre cinquantasei ore dalla release stabile 23.3.4, e su master non c'è un commit nuovo dal 4/9. L'incidente resta aperto e segnato come in corso: i peg-out sono disabilitati per dichiarazione ufficiale, la riserva non è ricostituita, e un rifiuto di pagare non è una restituzione. RI-VERIFICA DEL 12/9/2026 ORE 02:30 CEST (00:30 UTC): PER LA PRIMA VOLTA IL BUCO DEL PEG HA UNA CIFRA, E LA PUBBLICA BLOCKSTREAM STESSA. Fin qui la copertura del peg era una promessa senza numeri: sopra sta scritto che «nessuno ha ancora detto chi, quanto e quando». Il quanto adesso c'è, e non viene da un'indiscrezione ma dall'explorer ufficiale della rete, liquid.network, gestito da Blockstream, che espone due endpoint pubblici aggiornati a ogni blocco. Il primo, /api/v1/liquid/reserves, dichiara 3.628,84415900 BTC di riserva, aggiornati al blocco Bitcoin 966.583 delle 00:21 UTC del 12/9. Il secondo, /api/v1/liquid/pegs, dichiara 4.231,37422444 L-BTC in circolazione, aggiornati al blocco Liquid 4.053.416. Il rapporto fra i due numeri è la copertura reale del peg in questo momento: 85,76%. Mancano 602,53006544 BTC. La cifra che manca corrisponde quasi esattamente a quella che gli autori del furto non hanno restituito: 602,53 contro 598,50 BTC, quattro bitcoin di differenza. Detto altrimenti, e senza bisogno di interpretazioni: oggi l'ammanco della riserva È il bottino ancora in mano agli autori, e la promessa del 10/9 dell'amministratore delegato Adam Back — «il peg 1:1 sarà coperto» — ha finalmente una dimensione, 602,5 bitcoin, ma continua a non avere né un nome né una data. Lo stesso endpoint permette di misurare il prima e il dopo: la serie mensile delle riserve dà 4.216,6184 BTC all'1/8/2026, contro i 3.628,84 di oggi. NOTA DI PRECISIONE, perché la differenza conta. Il 12/9 CryptoSlate ha pubblicato per prima il dato, con una copertura «di appena l'85%» e un ammanco di circa 627 BTC, calcolandolo però sul solo indirizzo della Federazione che era stato svuotato. Quel calcolo sottostima le riserve di 27,37 BTC, perché la Federazione non tiene tutto su un indirizzo solo. Il numero che pubblichiamo è quello aggregato dell'explorer ufficiale, verificato da noi direttamente sui due endpoint: 85,76% e 602,53 BTC, non 85,15% e 627 BTC. IL RESTO DELLE VERIFICHE DI STANOTTE, tutte nostre, non sposta nulla. La rete lavora: punta della catena Liquid al blocco 4.053.338, 343 blocchi in 344 minuti dal controllo delle 17:42 UTC. I fondi non si muovono: l'indirizzo degli autori tiene 598,50055229 BTC su 309 transazioni confermate, ispezionate una per una fino alla cinquantesima più recente senza trovare una sola transazione che spenda da quell'indirizzo — le sette in più rispetto a stasera sono polvere in entrata da 300 a 1.000 satoshi, e le 32 in mempool pure. L'indirizzo della Federazione non effettua un pagamento in uscita dalle 16:48 UTC del 6/9: sono più di cinque giorni, ed è la conferma on-chain di quello che la pagina di stato dichiara a parole. Quella pagina, infatti, è ferma al comunicato delle 10:00 UTC del 10/9, con «Liquid» e «Public Bridge Nodes» ancora in Partial Outage e le operazioni di peg, peg-out autorizzati PAK compresi, dichiarate sospese. Sul repository ufficiale di Elements la sezione degli avvisi di sicurezza È ANCORA VUOTA a sessantotto ore dalla release stabile 23.3.4 del 9/9, e su master non c'è un commit nuovo dal 4/9. Nessuna risposta degli autori, né on-chain né altrove, a oltre diciotto ore dal rifiuto pubblico di pagare. Trezor continua a dire «il nostro fornitore di posta elettronica di terze parti» senza nominarlo, BitBox parla ancora di un fornitore della newsletter «molto probabilmente compromesso» senza nome, e la pagina di stato di Brevo continua a dichiarare che non risultano problemi ai suoi sistemi. L'incidente resta aperto e segnato come in corso. AGGIORNAMENTO DEL 17-18/9/2026 — PER LA PRIMA VOLTA QUALCUNO DICE DA CHE COSA DIPENDE LA RIAPERTURA DEI PEG-OUT. Il 17/9 alle 21:05 UTC il canale ufficiale della rete ha pubblicato il primo aggiornamento dal 10/9 e ha messo per iscritto la condizione che finora nessuno aveva enunciato: i peg-out riapriranno SOLO dopo che sarà stata confermata la copertura piena 1:1 dei L-BTC in bitcoin e dopo che saranno stati completati tutti gli aggiornamenti software richiesti, i test e le revisioni di sicurezza indipendenti. Nessuna data: il comunicato dice esplicitamente di non essere «ancora in grado di indicare una data certa», e aggiunge che il piano e i tempi saranno comunicati dai membri della Federazione Liquid e da Blockstream «appena definiti». Lo stesso comunicato conferma le cifre: dei ~4.000 BTC usciti il 6/9 ne sono rientrati 3.400 e «circa 600 BTC restano non restituiti», con le attività di recupero ancora in corso. SUL POST-MORTEM: la causa radice e il percorso dell'exploit sono stati identificati e la correzione immediata è nella release Elements v23.3.4, ma il rapporto tecnico completo è soltanto annunciato, «appena disponibile», e non è ancora uscito — sul repository ufficiale di Elements la sezione degli avvisi di sicurezza, che abbiamo ricontrollato oggi via API, È ANCORA VUOTA a nove giorni dalla release stabile del 9/9. L'ECOSISTEMA RIPARTE A PEZZI, E IL COMUNICATO FA I NOMI: Mifiel ha ripreso l'emissione e le transazioni dei suoi pagherò digitali, BTSE dichiara riabilitati i trasferimenti di USDT su Liquid e l'asset non toccato dall'incidente, Aqua dichiara disponibili i trasferimenti di asset Liquid e i peg-IN e ha acceso Indra, il suo scambio fra L-BTC e BTC su Lightning, con liquidità però «limitata», SideShift ha riattivato gli scambi cross-chain di USDT e DEPIX su Liquid. Bull Bitcoin e la app di Blockstream permettono di nuovo i trasferimenti di asset Liquid, ma su quei servizi le rotte L-BTC↔BTC e L-BTC↔Lightning RESTANO CHIUSE finché i peg-out non riaprono: è la misura pratica di che cosa significhi, per chi tiene L-BTC, che il rubinetto d'uscita sia ancora chiuso. La rete stessa avverte che la disponibilità varia da servizio a servizio e va verificata sui canali ufficiali di ciascuno. LA NOSTRA MISURA DI OGGI, 18/9/2026 ALLE 12:24 UTC, NON SI SPOSTA DI UN SATOSHI. Riserve 3.632,22857869 BTC (blocco bitcoin 967.553) contro 4.234,75864413 L-BTC in circolazione (blocco Liquid 4.062.754): copertura 85,77%, ammanco 602,53006544 BTC, identico al satoshi alla diciottesima rilevazione consecutiva. L'indirizzo degli autori non spende: 254 output spesi per 2.818.049.176.338 satoshi, gli stessi delle rilevazioni precedenti; il saldo di 598,50434988 BTC cresce solo di polvere in entrata (53 transazioni in mempool per 26.399 satoshi in tutto). L'indirizzo della Federazione tiene 3.601,47207156 BTC su 597 transazioni, anch'esso invariato. @Blockstream non pubblica nulla sul caso dall'11/9. L'incidente resta aperto e segnato come in corso.
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verificato il
Recensioni pubbliche
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App Store ↗
4.7/5
1222 recensioni
Dato esatto da itunes.apple.com/lookup (id 1402243590, Blockstream Corporation, storefront US): 4,72 su 1.222 valutazioni. Misura l'app companion 'Blockstream Bitcoin Wallet' (Green), non il dispositivo hardware Jade.
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Trustpilot ↗
1.8/5
14 recensioni
Letto da uk.trustpilot.com (il .com risponde 403): 1,8 su 14 recensioni. Profilo aziendale (blockstream.com) non rivendicato e clienti non invitati: campione minimo (14, appena sopra la soglia di 10) e potenzialmente non rappresentativo; riguarda l'azienda/store, non specificamente il wallet Jade.
Media ponderata sul numero di recensioni di 2 piattaforme pubbliche (1236 recensioni totali). Non è il nostro voto: è la media di quelle piattaforme, pesata sul volume.
Domande frequenti
Quanto costa il Blockstream Jade?
Il modello classico costa circa 71€ ($79), uno dei prezzi più bassi tra gli hardware wallet. Il Jade Core (senza fotocamera) circa 88€ ($99); il Jade Plus, con schermo più grande e camera migliore, circa 151€ ($149 in plastica, $169 nelle versioni in metallo).
Il Blockstream Jade ha un secure element?
Non un secure element fisico tradizionale: usa un 'Virtual Secure Element', un modello software in cui le chiavi sono cifrate e protette da un oracolo cieco di Blockstream. È la scelta che permette al dispositivo di restare completamente open-source.
Quali criptovalute supporta?
Bitcoin e gli asset della Liquid Network. Non è un wallet multichain generalista: non supporta Ethereum o altcoin EVM.
Fonti
- Pagina ufficiale del servizio Secure element · Air gapped · Blockchain · Companion app Dati verificati il 20 lug 2026
- blog.blockstream.com Gamma modelli Dati verificati il 20 lug 2026
- hardware-wallets.net Conferma terza prezzo eur · Chain liquid Dati verificati il 20 lug 2026
- store.blockstream.com Prezzo · Connettivita · Secure element · Air gapped · +9 Dati verificati il 20 lug 2026
Mostra le altre 1 fonti
- blockdyor.com Open source · Virtual secure element · Review terza Dati verificati il 20 giu 2026